Le mie fobie, motivate e non motivate, chi lo sa?

Fondamentalmente 2: nel nuoto paura delle acque libere e paura delle macchine in bicicletta. Vediamo perchè e come risolvere

Per quanto riguarda le mie paure in bicicletta chiudo subito il discorso, perchè è giusto temere per la propria incolumità quando girano imbecilli.

Le mie soluzioni (spero sufficienti) sono:

  1. Pedalo in luoghi possibilmente sicuri dove conosco ogni buca sull’asfalto, ogni possibile via di fuga, ogni possibile pericolo
  2. pedalo veloce non dico al centro della carreggiata ma quasi…: sono più visibile e preferisco una suonata ad una caduta
  3. preferisco allenarmi da solo, vedere bene l’asfalto e i pericoli ed evitare confidenze ed “intimità” tipica dei ciclisti amiconi

Passiamo ad altro. La mia paura di acque libere. Come superare questa fobia?

Premetto che fin da piccolo nuotavo al lago, fino al centro e tornavo senza problemi. Ho gareggiato e nuotato in fiumi, laghi, in mezzo alle rapide e alle cascate, in mezzo al mare ed in posti remoti. L’acqua è il mio elemento fin da piccolo. Un sentore della mia fobia (mi accompagna da ormai 6 anni), l’ho avuto durante una traversata di nuoto nel lago Albano. ero rimasto solo (primo) non seguito da alcuna barca d’appoggio, ed ho sentito un brivido strano di freddo e di paura. Con me non c’era nessuno, ma ho continuato a nuotare senza problemi.

Fino a 5 anni fa in cui ho subito un brutto attacco di panico.

Nuotavo tranquillamente lungo le boe del lago, una boa ogni 25 m, ho nuotato per oltre 1.5 km ad un certo punto le boe finiscono ed io rimango “nel vuoto”, continuo come ho sempre fatto ma ad un certo punto brutto sbandamento, quasi collasso e la sponda era ad oltre 500 m. Ho avuto tutti i sintomi  del classico attacco di panico giramenti e cose varie. Ho respirato forte come dicono di fare e sono ripartito senza sapere a caldo il motivo di quello sbandamento.

In lontananza c’erano dei vigili del fuoco, neanche mi avrebbero visto ma mi hanno dato quella sicurezza per raggiungere la prima boa e tornare a riva.

Calo di zuccheri? Caldo della mezza in agosto? Effetto ipnotico buio-luce? O semplice, classico attacco di panico? Non lo so, so solo che il giorno dopo ho riaffrontato il problema, ho riprovato dopo 200 metri gli stessi brividi e sono tornato a riva.

Brividi, senso di vertigine, SENSO DI ABBANDONO. Da allora mi alleno solo lungo riva. In gara ho superato le mie paure e vado, ma in allenamento quel brutto compagno si ripresenta sempre. 

Mi chiedo e vi chiedo: come risolvere questo grave problema? In un prossimo capitolo le mie possibili soluzioni!


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Triatleta da 25 anni, Ironman da soli 8. Miglior tempo nel 2011, nel Challenge di Barcellona dove, a 46 anni, sono riuscito a scendere sotto le 10 ore, primo italiano a compiere l'impresa nella categoria over-45. ECCO TUTTE LE MIE GARE SU DISTANZA IRONMAN
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